In centinaia stipati nella chiesa di San Martino, in centinaia in piazza Umberto I dove il Comune e la Misericordia avevano allestito un maxi schermo perfettamente funzionante nonostante il sole del pomeriggio. Un pomeriggio che ha visto la Rufina riempita da una folla commossa per l’ultimo saluto a Fabio Bresci per decenni presidente del Crt, vicepresidente della Lnd, mancato due giorni fa. La cerimonia funebre, officiata da monsignor Agostinelli, vescovo di Prato, è stata toccante. Come toccanti sono state le testimonianze del presidente della Confederazione delle Misericordie Alberto Corsinovi, di Sandro Santi rappresentante nazionale dello ordine dl commercialisti a cui Fabio Bresci apparteneva, del sindaco della Rufina Pinzani, di Aldo Giubilaro magistrato e spesso presidente delle assemblee del Crt, di Carlo Tavecchio presidente della Figc e da anni grande amico ed stimatore dell’impegno in Federazione di Bresci. Con Tavecchio erano presenti alla messa anche il presidente Lnd Cosimo Sibilia, il presidente del Sgs Vito Tisci, il vicepresidente Uefa Giancarlo Abete e tanti altri vertici federali: da Mambelli a Morgana a Caridi, a Cosentino. Insieme a loro i presidente dei Comitati regionali. Poi il presidente dell’associazione allenatori Renzo Ulivieri, il presidente Cra Matteo Trefoloni, il presidente Crt Paolo Mangini, la responsabile del calcio femminile Luciana Saturni, del calcio a 5 Antonio Scocca, i funzionari e segretari nazionali Lombi, Di Gioia, Ciaccolini, e quelli regionali Falciani, Titi, Angelini. E i consiglieri regionali e delegati del CRT, oltre agli allenatori delle Rappresentative. Innumerevoli i dirigenti e presidenti di società e tanti i rappresentanti a tutti i livelli del mondo arbitrale a tutti i livelli locali e tanti i direttori dei gara e assistenti oltre ai commissari di campo. Vicino al feretro, vicini a Fabio, quasi a non volersene staccare, altri amici come Innocenzo Mazzini, come Filippo Gori, come Fino Fini presidente del Museo del Calcio a cui Bresci dava una mano, come Maurizio Francini direttore del Centro tecnico di Coverciano, come Stefano Fiorini presidente Aipac. Poi, solo per citarne alcuni, in chiesa o in piazza il dottor Alfredo Maniscalco e Vinicio Papini responsabili medico il primo e tecnico il secondo del centro federale Gino Bozzi, un Centro Federale pensato, voluto e organizzato proprio da Fabio Bresci.
Un lungo applauso ha salutato l’uscita della bara dalla chiesa e un lungo corteo ha accompagnato Fabio Bresci fino al cimitero dove è stato sepolto. Sotto gli occhi lucidi di tanti compaesani della Rufina, della Misericordia della Rufina, di tanti amici dell’Audax Rufina di cui Bresci era stato dirigente, di tanti appassionati di quel calcio che Fabio ha fino all’ultimo seguito e fatto crescere, da tanti dipendenti e collaboratori del Crt. Salutato dall’abbraccio che la moglie Donatella, i figli Alessia e Marco e i parenti più stretti gli hanno dato tra le lacrime. Di tutti.

Questo il messaggio che, in mattinata, aveva scritto il presidente federale regionale Paolo Mangini: “Volutamente non utilizzerò in questa occasione, come frequentemente invece accade quando si ricordano le doti e le qualità di una persona scomparsa, i soliti aggettivi superlativi, che comunque per lui sarebbero tutti appropriati, vorrei ricordarlo molto semplicemente soffermandomi sulle sue doti umane in quanto del personaggio pubblico è stato detto e scritto tutto. Prima di tutto una persona perbene, inclusivo e mai divisivo, sensibile e attento ai bisogni e alle esigenze, non solo sportive, delle persone che a lui si rivolgevano. Ma anche alle esigenze di quelle persone che lui non conosceva personalmente ma che in tanti casi e molte volte ha incrociato durante il suo impegno nel volontariato sociale, di cui andava giustamente fiero. Onesto intellettualmente, pretendeva (giustamente) dagli altri concretezza nell’esposizione dei problemi e degli argomenti, ma altrettanta concretezza e praticità pretendeva da sé stesso nel dare risposte e soluzioni che, per le sue doti di equilibrio e competenza in merito ai tanti aspetti del suo impegno professionale e sportivo, erano sempre quelle giuste. E se qualcuno, nonostante la sua estrema chiarezza espositiva, non riusciva a capire il concetto, ecco che allora ricorreva alle sue famose “metafore”, intrise di quella splendida e direi anche indispensabile cultura contadina (nell’accezione più bella del significato), a cui lui teneva molto e che ha caratterizzato i suoi rapporti, le sue riflessioni e la sua vita in genere. Vorrei citare, infine, quanto ha detto di lui il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia: “Una di quelle persone, purtroppo sempre più rare di questi tempi, che potevi additare come esempio, con la quale una stretta di mano assumeva una forza di impegno morale che diventava realtà”. Fabio è stato questo ed è per questo che ci mancherà”.

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Categoria: Notizie dal Crt-Lnd
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