Dal primo gennaio 2019 più della metà delle squadre di serie A dovrà rescindere il contratto con il rispettivo betting partner, ci sono infatti 11 squadre su 20 che hanno stretto accordi con aziende nell’ambito del gioco d’azzardo. Roma, Napoli, Inter, Cagliari, Genoa, Lazio, Juventus, Milan, Sampdoria, Torino e Udinese, tutte queste squadre rientrano nel divieto imposto dal decreto dignità voluto la scorsa estate dal Movimento 5 Stelle e votato favorevolmente dal governo a luglio che ad oggi sancisce il veto su pubblicità e sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo.

Loghi sulle maglie, cartellonistica pubblicitaria, siti web e tutto il merchandising, lo stop alla pubblicità per il gioco d’azzardo segnerà una piccola rivoluzione in un certo senso, considerata la pervasività della reclame in favore dell’enorme business del gioco. Il provvedimento è inserito nel più ampio contesto di un’azione rivolta alla diminuzione dei volumi totali dei giocatori e delle giocate, una diminuzione della spesa totale in aperto contrasto al trend che, invece, vede il gioco in costante crescita.

I numeri del gioco d’azzardo in Italia
Non è una novità ma i numeri dell’azzardo crescono vertiginosamente e nel 2017 la raccolta totale ha per la prima volta superato i 100 miliardi di euro. Per raccolta complessiva si intende tutto quello che i giocatori scommettono, da questa somma una parte viene ripartita sotto forma di vincite e una percentuale si divide tra prelievo erariale dello Stato (PREU) e ricavo per tutta la filiera del gioco (esercenti, aziende, ippodromi…). Nel 2017 la parte dello Stato è arrivata a 10,3 miliardi di euro.

Con questi numeri è difficile stupirsi del fatto che la norma anti-pubblicità al gioco sia stata accolta con ovazione. Oggi il gioco online cresce con percentuali che vanno aumentando di semestre in semestre sull’onda di questa continua promozione televisiva e transmediale. Oggi l’offerta digitale va molto oltre il gioco da bar, basta osservare una qualsiasi library di giochi da casinò e slot di un’azienda competitiva nel settore per comprendere che sul nostro smartphone c’è lo spazio per un intera sala giochi. Bisogna però dire che oltre la metà della raccolta totale del gioco italiano arriva da slot e VLT ovvero le videolottery (come le slot ma connesse tra loro) in virtù della presenza di oltre 400 mila dispositivi ogni giorni, e qui si fermano ogni giorni i soldi di molti italiani. Il gruppo Gedi ha realizzato diverse inchieste e monitoraggi sull’argomento, su tutti “L’Italia e le slot” è il lavoro che meglio ci permette di capire quale sia la situazione nel nostre comune e confrontare alle realtà limitrofe o di altre regioni. Ad esempio, possiamo subito vedere che Firenze risulta nella classifica delle 20 città dove si è giocato di più rispetto a tutti i grandi centri italiani (il dato è riferito al 2016).

La situazione della Toscana
Ancora più approfondita e specifica è l’inchiesta condotta dal Tirreno qualche hanno fa (quindi su numeri che sono tendenzialmente aumentati) che incrocia i dati nazionali e quelli della Toscana. Ne viene fuori che Massa è la capitale italiana dei mini-casinò, a Prato, Lucca e Pisa la diffusione delle slot tende al preoccupante. Nella provincia di Massa Carrara ci sono circa 30 piccoli casinò, in pratica uno e mezzo ogni 10 mila abitanti. Se invece si considera la superficie a disposizione dei giocatori per praticare l’azzardo la provincia di Prato si piazza seconda nella classifica nazionale. Secondo diversi studi maggiore è la percentuale di macchinette sul territorio più alta sarà la fidelizzazione dei cittadini. Più in generale la Toscana è la quarta regione italiana per rapporto residenti/numero di esercizi dedicati al gioco d’azzardo.

Cosa stabilisce il DL Dignità?
Insomma, un problema c’è e si manifesta in modo piuttosto chiaro, a tutte le latitudini dello stivale. Ma attenzione, il decreto dignità comincia la sua azione di contrasto dalla pubblicità, ragion per cui
nei prossimi 5 anni i tecnici del governo non prevedono un abbassamento dei volumi di gioco, tutt’altro. Verosimilmente l’obiettivo è quello di cercare di arginare la nascita di nuovi giocatori che possano essere attratti dalle continue reclami, nel frattempo la copertura economica assicurata dal prelievo erariale resterà assicurata, anzi dovrebbe aumentare così come stabilito nella parte del decreto legata al gioco dove in sostanza si stabilisce che:
- la misura del Prelievo erariale unico andrà sensibilmente aumentando nei prossimi 5 anni.
- si cesseranno pubblicità e sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo. Per le pubblicità si potrà tenere fede per un anno ai contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della legge (14/7/18), mentre tutte le sponsorizzazioni cesseranno dal 1° gennaio 2019. Chi contravverrà incorrerà in una mora pari al 20% del valore dell’accordo economico, comunque non meno di 50 mila euro.
- dal 1° gennaio 2020 tutte le slot dovranno avere il lettore per la tessera sanitaria.
- gli esercenti che non ospitano apparecchiature da gioco potranno esporre un apposito logo “no slot”.

Le reazioni della serie A
Quindi via gli sponsor delle aziende del gioco dallo sport professionistico che, a dir la verità, non l’ha presa benissimo. Per la Lega Serie A si tratta di dare un handicap alle squadre italiane rispetto alle colleghe di altri paesi: “Impedire alle aziende di questo settore di investire in promozione nel nostro Paese porterebbe svantaggi concorrenziali ai club italiani, dirottando all’estero i budget pubblicitari destinati alle nostre squadre”. Questa era la posizione prima dell’entrata in vigore della legge, più tardi la Lega calcio insieme a volley e basket ha diramato un comunicato dai toni più distesi e concilianti nella speranza di un maggior dialogo con le forze governative.
Invece l’associazione calciatori si è sempre detta favorevole e lo ha ribadito nella figura del presidente Damiano Tommasi: “L’ho sempre detto, anche ai tempi della sponsorizzazione della Nazionale con Intralot: credo, alla stregua della pubblicità sul fumo, che il tema dell’azzardo debba essere disincentivato. Non solo non pubblicizzato. Di sicuro che si stia dando una stretta credo sia un segnale forte che ci vede favorevoli”.

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