action-daylight-disability-1568804A pochi giorni dal trionfo dell’Italia del nuoto ai mondiali paralimpici, parliamo un po’ di sport e disabilità

 Lo sport paralimpico cresce di importanza ogni anno che passa e suscita sempre maggiore entusiasmo tra il pubblico a casa. Oramai non è raro vedere tribune affollate in occasione delle competizioni importanti; il trasporto aumenta grazie ad una copertura più attenta dei media, ad un investimento maggiore delle istituzioni nazionali e all’aumento esponenziale delle qualità competitive in campo.

Non solo: negli ultimi anni anche i grandi sponsor si sono avvicinati agli sportivi con disabilità, eleggendoli testimonial dei propri prodotti. Un segnale importante che marca una discontinuità nella percezione della disabilità fisica e dell’atleta disabile: se lo sport è un misurarsi continuo coi propri limiti, usando passione e dedizione, gli sportivi con disabilità incarnano forse la quintessenza del principio sportivo. E le aziende se ne sono accorte! Per citarne solo un paio, Veronica Yoko Plebani, canoista e snowboarder classe ’96, ha all’attivo una solida collaborazione con Nike, così come la collega schermitrice Bebe Vio. Bebe Vio – riconfermatasi recentemente oro nel fioretto ai mondiali di scherma – coopera anche con l’azienda energetica Sorgenia: Sorgenia, desiderando attestarsi come una compagnia diversa, rispettosa dell’ambiente, della sostenibilità produttiva, focalizzata sulla qualità della propria energia, ha visto in Bebe Vio una testimonial d’eccezione.

Annalisa Minetti, Alex Zanardi, Federico Morlacchi, Giusy Versace sono solo alcuni dei nomi che vengono in mente parlando di sport paralimpici. In realtà l’Italia conta moltissimi atleti talentuosi. È solo di qualche giorno fa la notizia del trionfo italiano ai mondiali di nuoto paralimpico: 20 medaglie d’oro, 18 bronzi e 12 argenti, con il Bel Paese a guidare indiscusso la classifica davanti a colossi sportivi come Usa, Gran Bretagna, Cina e Russia. Un primato eccezionale.

Moltissimi atleti giovani e promettenti si stanno avvicinando alle discipline paralimpiche proprio nell’ultimo periodo: una gran parte dei nostri sportivi è nata negli anni ’90 e ’00, un dato che fa ben sperare per il futuro italiano, specie visti gli ottimi risultati recenti.

L’Italia è al quattordicesimo posto nel medagliere complessivo delle paralimpiadi ed ha portato i propri atleti a ben 14 edizioni dei giochi estivi e a 10 edizioni di quelli invernali.

Le discipline paralimpiche sono nate nel Regno Unito anche se i primi giochi paralimpici ufficiali si sono svolti a Roma nel 1960. La storia dei giochi paralimpici ebbe inizio quando il neurochirurgo Ludwig Guttmann, di nazionalità tedesca, organizzò una serie di gare per veterani della Grande Guerra, che in battaglia avevano subito gravi danneggiamenti alla colonna vertebrale; era il 1948 e dopo il secondo conflitto mondiale lo sport si era rivelato un’ottima forma di riabilitazione per combattenti, sia a livello fisico che psicologico. Il dottor Guttman pensò si portare la riabilitazione ad uno stadio successivo, ritenendo che incentivare i veterani a competere li avrebbe aiutati a superare meglio i loro traumi. Nel 1952 si unirono ai giochi gli atleti olandesi. La competizione annuale prese il nome da Stoke Mandeville, la cittadina del Buckinghamshire dove aveva sede l’ospedale militare. Nel 1958 Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro fece una proposta a Guttmann: organizzare l’edizione del 1960 a Roma, in concomitanza con la XVII Olimpiade. La nona edizione internazionale dei Giochi di Stoke Mandeville si disputò quindi a Roma e venne poi riconosciuta (nel 1984, quando il Comitato Olimpico se ne fece carico) come la prima dei Giochi Paralimpici Estivi. Tokyo ospitò quindi i Giochi internazionali di Stoke Mandeville del 1964, ovvero la seconda edizione dei giochi paralimpici. Tra alterne vicende, i giochi di Stoke Mandeville ebbero quasi sempre luogo in concomitanza con quelli Olimpici. Le prime Paralimpiadi invernali si svolsero in Svezia nel 1976. Dal 19 giugno 2001 venne firmato un accordo tra il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ed il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC): da quel momento, quando una città ottiene di ospitare le Olimpiadi, assume contestualmente l’impegno di organizzare le Paralimpiadi.

Gli atleti che partecipano ai giochi paralimpici sono divisi in 10 categorie, a seconda della loro disabilità: potenza muscolare ridotta, mobilità ridotta, deficit di un arto, differente lunghezza delle gambe, bassa statura, ipertonia (crescita abnorme della tensione muscolare), atassia (mancanza di coordinazione patologica), atetosi (movimento non bilaciato), disabilità visive, disabilità intellettive.

Per gli atleti con disabilità intellettive, nonostante le Paralimpiadi prevedano alcune gare dedicate, esiste anche un evento a parte, ovvero i Giochi Olimpici Speciali, organizzati dall’associazione Special Olympics.

I criteri di classificazione degli atleti ai Giochi Paralimpici sono molto complessi e specifici, per permettere ad ogni atleta di gareggiare alla pari in una categoria a lei/lui adeguata. Alcuni sport sono aperti a più categorie, altri ad una soltanto (quindi sono attorno ad un unico tipo di disabilità). In altri – come il nuoto – esistono invece gare intercategoria.

Per inviare comunicati stampa, informazioni, tabellini e commenti delle gare, foto, richieste di preventivi sui servizi forniti o altro 346.6194740 (Whatsapp) o info@dilettantitoscana.it

Categoria: Sport e disabilità
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