Uberto Gatti si potrebbe paragonare a un direttore d’orchestra, perché la sinfonia che ha suonato con gli Juniores a Trento al torneo delle Regioni resterà nella storia del calcio dilettantistico toscano.
Nulla è semplice soprattutto per una rappresentativa, formata da molti ragazzi che non si conoscono, ognuno con propria esperienza e il proprio carattere: “Non è facile – dichiara mister Gatti – ci sono ragazzi che magari sono adatti al torneo e altri no, a volte capita che qualcuno su cui ci si conta un po di più, poi magari dimostra di essere meno portato. Su alcuni si fa sempre conto, tipo il capitano. Il torneo prevedeva sei gare in sette giorni, la semifinale l’abbiamo giocata alle quattro del pomeriggio e la finale a mezzogiorno del giorno dopo. Sono ritmi pazzeschi – sottolinea – non so come facciano a promuovere così lo sport. E’ così per tutti certo, ma potrebbe diventare una variabile importante. Qualcuno l’ho dovuto sostituire. I giocatori devono sentirsi tutti pronti e utilizzabili, e siamo stati molto bravi nel turn over. La possibilità di variarli l’ho usata sempre per tutti e 22. Ognuno giocava almeno un tempo, anche perché le società pressano, ma i ragazzi si sentono tutti titolari e sono contentissimi. Ad esempio i portieri uno ha giocato 4 partite e uno due, ma ho cercato di coinvolgerli comunque. Delle quattro formazioni che sono partite per Trento, tre sono arrivate in finale e hanno vinto, una è arrivata in semifinale: in questo momento il movimento toscano dilettantistico c’è ed esprime dei valori, il nostro lavoro ha pagato negli anni”.

Che tipo è il “toscano”? Il giocatore toscano è un giocatore di temperamento, ha carattere e si fa rispettare. Il Veneto di solito è molto forte tecnicamente, mentre col sud le gare non finiscono quasi mai al triplice fischio, c’è sempre uno strascico, è capitato così anche col Lazio”.
E adesso ? “La prospettiva immediata è che a settembre non dobbiamo fare spareggi ma siamo di diritto ammessi alla Uefa regionale”. Av settembre si ricomincia il percorso, quello stesso che ha portato due anni d’oro per le rappresentative toscane, ma gestire una rappresentativa non è semplice. Gatti prosegue: “Non sappiamo ancora quali saranno gli anni, ma questo costituirà un’ulteriore valutazione. La scelta è biennale: quest’anno gli anni erano il ’98 e il ’99, abbiamo portato tre 99 e si potrebbe lavorare in prospettiva ma è difficile perchè spesso i ragazzi a quest’età vanno in categorie superiori e si perdono, ed è difficile programmarlo. Ci interessa che ci siamo giocatori validi. Abbiamo fatto un buon lavoro negli anni valutando giocatori con certe caratteristiche comportamentali non solo atletiche, spesso si scelgono ragazzi che restano più in ombra nelle loro società, ma che poi si rivelano duttili e molto validi per il nostro scopo. Lo staff ha lavorato bene adesso si ricomincia il lavoro di scouting. Anche il nostro percorso europeo è di tutto rispetto, siamo arrivati a un passo dalla vittoria, adesso ci mancherebbe solo questo tassello”.
“Nel 2003 eravamo in Bulgaria e siamo arrivati secondi e poi è passata finalista la Bulgaria. Nel 2005 in Polonia siamo arrivati secondi e la Polonia ha vinto il torneo e poi gli europei, ma siamo rimasti fuori con squadre sempre alla nostra portata. Adesso abbiamo questo bonus”.
Intanto Gatti, lo staff e suoi ragazzi si godono una vittoria meritata e a lungo agoniata: “E’ una contentezza enorme, soprattutto se si pensa che nel torneo da 20 squadre si rimane in 8 poi 4 e poi 2, quindi dietro di noi ci sono 19 regioni”.

Un bravo maestro d’orchestra, ma come riesce a portare in campo una squadra in partenza assolutamente eterogenea e non abituata né ai ritmi di un torneo né a giocare insieme?
“Il mio modulo prevede una difesa a tre e molti dei giocatori devono dimostrare capacità di adattamento ad esempio qualche esterno difensivo con me ha fatto il fluidificante. Questa è una delle difficoltà che riscontriamo negli Allievi e nei Giovanissimi: noi andiamo a vedere delle quote e spesso non sono leader ma pur essendo bravi seguono la logica della squadra e seguono altri che dettano i tempi. Noi vogliamo che dimostrino le loro capacità sin da subito. Anche i ragazzi che si dimostrano un po’ timidi è difficile che vadano oltre nelle loro società di origine, per carattere o per temperamento. A noi interessa che facciano emergere le loro capacità agonistiche che siano duttili e che dimostrino di saper crescere”.

Tiziana Alma Scalisi

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